Todi è una delle perle dell’Umbria, un gioiello medievale che incanta turisti da tutto il mondo. Ma tra i suoi vicoli perfetti e le piazze da cartolina, aleggia un’assenza pesante. Parliamo di Jacopone da Todi, il più grande poeta del Medioevo dopo Dante Alighieri, un mistico dalla spiritualità dirompente che, paradossalmente, sembra essere trattato come un “figlio scomodo” dalle istituzioni e dal tessuto commerciale locale.
Un gigante della letteratura mondiale (quasi) ignorato
Jacopone non è stato solo un frate ribelle; è stato l’uomo che ha dato voce al dolore universale con lo Stabat Mater, una delle sequenze più toccanti della storia della musica e della fede. Eppure, se un viaggiatore colto arrivasse a Todi cercando di immergersi nel mondo di Jacopone, rimarrebbe deluso.
Certo, c’è la maestosa Chiesa di San Fortunato che custodisce la sua tomba nella cripta, e c’è la statua che lo osserva con sguardo severo. Ma oltre alla pietra e al silenzio, cosa resta?
L’assenza che fa rumore: nessun bookshop, nessun omaggio
La domanda sorge spontanea passeggiando per il centro storico: com’è possibile che per il secondo poeta più importante del Medioevo italiano non esista un bookshop dedicato?
Mentre altre città umbre hanno costruito intere economie (e identità culturali) attorno ai propri santi e poeti – basti pensare ad Assisi con San Francesco – Todi sembra quasi voler nascondere la figura di Jacopone.
- Nessun negozio tematico che ne promuova le opere o il pensiero.
- Nessun centro studi interattivo aperto al grande pubblico.
- Nessun merchandising di qualità che sappia trasformare la sua eredità in un veicolo di promozione turistica moderna.
Perché Jacopone è ancora “scomodo”?
Forse la risposta risiede nel carattere stesso di Jacopone. Un uomo che sfidò il potere temporale di Papa Bonifacio VIII, che scelse la povertà assoluta e la “pazzia per Cristo”, non è un personaggio facile da trasformare in un brand rassicurante.
Tuttavia, è proprio questa sua autenticità ruvida che oggi attirerebbe migliaia di cercatori di senso, studiosi e turisti culturali. Jacopone è un “Beato” per la Chiesa (anche se la devozione popolare lo ha da sempre considerato un Santo), ma per la cultura mondiale è un titano della parola.
Valorizzare Jacopone: un’opportunità perduta per Todi?
Non si tratta di svendere la spiritualità al consumismo, ma di valorizzare e promuovere un patrimonio che tutto il mondo ci invidia. Lasciare che Jacopone resti confinato nei libri scolastici o nel buio di una cripta significa fare un torto alla storia.
Todi avrebbe bisogno di:
- Un centro di interpretazione multimediale dedicato alla poesia jacoponica.
- Percorsi urbani guidati che non si limitino alla statua, ma che raccontino la sua vita travagliata tra le mura della città .Anche se un lavoro in tal senso lo stanno portando avanti da anni Elisa Picchiotti e Luca Antonini di Todiguide guide turistiche autorizzate della Regione Umbria
- Visita al Palazzo Pongelli già Benedettoni, che si trova nel centro storico di Todi, e s’inserisce tra la chiesa gotico-romanica di S. Ilario del secolo XII e la Fonte Scarnabecco, che risale al XIII. Il palazzo fu costruito tra la fine del Cinquecento e il 1620 su progetto dell’architetto Valentini, sui resti della casa in cui – secondo la tradizione – Jacopone da Todi trascorse la sua breve vita coniugale con Vanna dei Conti di Collemedio.
- Spazi editoriali dove poter acquistare le sue Laudi in tutte le lingue del mondo.
- Un Festival della letteratura e della storia medioevale
Nota dell’autore: È tempo che Todi riabbracci il suo figlio più inquieto, non solo come un cimelio del passato, ma come una risorsa viva per il futuro culturale ed economico della città. Jacopone ha gridato al mondo la sua fede e il suo dolore; oggi Todi dovrebbe gridare al mondo l’orgoglio di avergli dato i natali.

