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Recensione “Buen Camino”: Il ritorno di Checco Zalone tra divani, lusso e redenzione

Dicembre 26, 2025 recensione buen camino film Zalone Natale

Ho visto al Cinema Il film di Natale 2025 di Checco Zalone. In “Buen Camino”, Luca Medici torna a dividere e unire l’Italia con una storia che lui stesso ha definito “ruffiana”, ma che nasconde una satira feroce sull’Italia dei privilegiati. Ecco la mia analisi completa del film.

La Trama: Dallo showroom di divani alla polvere di Santiago

Il protagonista è un classico “figlio di papà” , un arricchito cafone che vanta un record singolare: non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua. La sua fortuna deriva dall’impero dei divani costruito dal padre, un instancabile imprenditore ora ricoverato e incapace di comunicare a causa di un ictus.

La vita fatta di eccessi e volgarità del protagonista subisce uno scossone quando la figlia, stanca di un padre assente e imbarazzante, scompare nel nulla. La ragazza ha deciso di intraprendere il Cammino di Santiago per ritrovare se stessa e allontanarsi da quel mondo dorato ma vuoto. Zalone si lancia così all’inseguimento, non per fede, ma per un disperato (e goffo) tentativo di recuperare l’unico affetto che gli è rimasto.

Perché è un film “ruffiano”?

Zalone ha ammesso candidamente la natura “ruffiana” della pellicola. Ecco perché questa definizione è azzeccata:

  1. Il tema del riscatto: Il passaggio da “cafone senza valori” a padre consapevole è un arco narrativo che scalda il cuore, perfetto per il pubblico natalizio.
  2. Il contrasto sociale: Mettere un uomo che ha vissuto nel lusso più sfrenato (e nei divani più comodi) a dormire negli ostelli del cammino crea una comicità fisica e di situazione immediata.
  3. Il finale catartico: Senza fare troppi spoiler, il ricongiungimento tra padre e figlia (che si ritroveranno dopo chilometri di incomprensioni) è studiato per commuovere anche lo spettatore più cinico.

Analisi del Film: Cosa funziona e cosa no

I Punti di Forza

  • La satira dell’ozio: Zalone è magistrale nel dipingere l’arroganza di chi è ricco per eredità e non per merito.
  • L’umanità del “mostro”: Nonostante sia un cafone, il personaggio di Checco riesce a farsi voler bene proprio nella sua totale inadeguatezza al sacrificio fisico.
  • Attori comprimari bravi: Beatriz Arjona la donna di cui si innamora Zalone durante il Camino ma con cui non potrà fidanzarsi per ovvi motivi che qui non sveliamo e’ molto brava. Brava e’ anche la figlia di Zalone , l’attrice italiana giovanissima (18 anni) Letizia Arno‘ , una promessa del cinema italiano con un curriculum di tutto rispetto gia alla sua giovane età .Tra i titoli in cui ha partecipato da attrice spiccano “A casa tutti bene” di Gabriele Muccino e “Tre piani” di Nanni Moretti,

Le Criticità

  • Sentimentalismi: In alcuni punti, la ricerca dell’emozione prende il sopravvento sulla risata pura, rendendo il ritmo meno serrato rispetto a Quo Vado.
  • La figura della figlia: Un personaggio forse un po’ troppo idealizzato per fare da contrappeso alla “mostruosità” del padre.
  • Alcune battute oltre il politicamente scorretto: Rivolgendosi al marito attuale dell’ex moglie ,un intellettuale palestinese, dice :” E’ l’unico palestinese che ha occupato un territorio :”Gaza MIa”.

Tabella Tecnica

ElementoDettaglio
ProtagonistaChecco Zalone (un erede di un impero di divani)
MotivazioneRicostruire il rapporto con la figlia scomparsa
LocationDai palazzi della Sardegna ai sentieri della Galizia
Temi chiaveFamiglia, eredità, umiltà, redenzione

“Buen Camino” è un film che gioca con i sentimenti dello spettatore, alternando la risata grassa alla riflessione amara. Sebbene sia meno “di rottura” rispetto a Tolo Tolo, la capacità di Zalone di ridere delle proprie miserie (e delle nostre) rimane inarrivabile. È un film che si siede comodamente sul “divano” del successo assicurato, ma che sa anche camminare verso territori emotivi inaspettati.

Voto: 8 / 10

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